LA REGOLA DEI TERZI – Premio Folle d’Oro 2026

PREMIO TEATRALE NAZIONALE FOLLE D’ORO XVI edizione 2026
4^ spettacolo in cartellone

LA REGOLA DEI TERZI
di Marco De Simone
testo vincitore del Premio Folle d’Autore XI edizione 2025
Regia Marcello Andria
scenografia Francesca Laghezza
Compagnia dell’Eclissi – Salerno

Sinossi

Entroterra siciliano sudorientale, alle prime luci dell’alba di sabato 10 luglio 1943.

Un contadino accoglie nella propria fattoria il fotoreporter Robert Capa, paracadutatosi sull’isola la notte precedente allo sbarco degli Alleati.

Il dialogo tra i due esalta la spiccata personalità del fotografo e la sua ricca aneddotica, figlia dell’esperienza a stretto contatto con gli scenari di guerra. In controluce, il contadino si fa portavoce dei terzi, di tutti quei civili che sono estranei alle parti coinvolte nel conflitto. Individui che – così come imposto dalla regola fotografica – chiedono di essere messi in evidenza per raccontare un’altra storia, la propria, sottesa alla Grande Narrazione storica.

Rinunciando a criteri di verosimiglianza e superando le ovvie barriere linguistiche, i personaggi divengono il simbolo di due mondi lontani tra loro, connotati da esperienze, intenzioni e visioni opposte, eppure uniti da un comune credito nei confronti della guerra e della vita.

 

Note autore

Dare occhi e voce alla Storia.

La notte del 9 luglio 1943, che immediatamente precedette lo sbarco degli angloamericani nella Sicilia orientale, Robert Capa si lanciò con il paracadute da un aereo partito da Tunisi. Il più noto tra i fotoreporter di guerra del secolo breve si prefiggeva di documentare gli scontri tra gli Alleati e le truppe nazifasciste, che nella battaglia di Troina furono tra i più cruenti registrati sul suolo italiano durante il conflitto. Atterrò su un albero, sul quale rimase per molte ore, ferito, prima che alcuni compagni lo liberassero; fu accolto e soccorso da un contadino dell’entroterra, che gli prestò le prime cure. Fin qui la cronaca di un episodio storicamente attestato.

In La regola dei terzi, prendendo a prestito con pregnanza semantica il linguaggio tecnico della fotografia, l’autore scandisce il testo nella sequenza di undici episodi – Profondità di campo, Piano focale, Tempo di posa, Rumore, Lunghezza focale, Bilanciamento del bianco, Esposizione, Controluce, Messa a fuoco, Bokeh, Scatto – che segnano l’incontro, umanamente intenso e prezioso, di due esistenze antitetiche, di due traiettorie di vita destinate a non entrare mai in contatto se non, appunto, per un caso del tutto fortuito.

Da un lato è l’interprete di un ruolo primario, se non proprio un protagonista, che attraversa la storia del proprio tempo testimoniando la linea del fronte, rischiando a testa alta non solo l’incolumità fisica, ma anche, sotto l’impatto emotivo di una guerra spietata e senza esclusione di colpi, quella morale e psichica. Dall’altra un uomo ordinario, uno tra i tanti che campano e muoiono senza eroismi, un terzo, che, pur non avendo un ruolo attivo, è oppresso e travolto dagli eventi. Entrambi pagano di persona. Sono accomunati dalla sofferenza, dall’amore per la libertà, dalla dignità soprattutto. Tra l’apolide di origini ebraico-ungheresi Endre Ernö Friedmann – ribattezzato Robert Capa dalla sua compagna, la fotografa tedesca Gerda Taro – che senza sosta gira ogni angolo del pianeta per consegnare ai contemporanei le immagini vive e palpitanti delle guerre (morirà su un campo di battaglia in Vietnam nel maggio del 1954) e l’agricoltore siciliano, orgogliosamente e ferocemente aggrappato al pezzo di terra che la sua stirpe coltiva da generazioni, si va definendo man mano un’imprevedibile empatia, rivelando in filigrana una vena di sostanziale affinità nel sentimento e nel dolore; in una parola nell’umanità.

A strappi, con l’intensa brevità dei fotogrammi, i due ripercorrono a turno momenti salienti delle loro esistenze, accidentate e contorte com’è destino della gran parte dei viventi: per Capa l’abbandono forzato della patria e lo sradicamento; la perdita dell’amore della sua vita; l’ansia insaziabile – quasi subìta – di fissare l’obiettivo sull’atrocità della guerra, di denunciare e porre in evidenza il lato oscuro dell’uomo; per il contadino gli stenti della quotidianità; la disgregazione del nucleo familiare e sociale; la perdita degli affetti più cari; la solitudine.

Sia pure per un solo istante, nella fuggevole frazione di secondo in cui è racchiuso lo scatto di una vecchia Rolleiflex, l’isolano entrerà, come vuole la regola dei terzi, nel punto aureo dell’inquadratura, sul proscenio prospettico della Storia con la maiuscola: quello scandalo, come disse Elsa Morante, che dura da diecimila anni.

(M.A.)

La posizione sulla Mappa

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