IL SORRISO DI LORIANA
“Un Sorriso in mio ricordo a… Teatro”
IL RICAVATO DELL’EVENTO AL NETTO DELLE SPESE, SARA’ DEVOLUTO A FONDAZIONE AIRC
di Francesca Zanni
Regia Pinuccio Bellone
con Celeste Abellonio e Stefano Sandroni
tecnica Elena Sandrone
Allestimento Gianfranco Sarotto
in collaborazione con TANGO INDIPENDENTE
con la partecipazione di:
Susi Lillo e Piermario Mameli
Maurizia Bonifacio e Diego Portesani
“Avete mai ballato il tango? Avete mai provato? Ballare il tango è una cosa che non si può spiegare con le parole, bisogna sentirlo dentro. Un bravo ballerino può far ballare anche chi non ha mai studiato un passo in vita sua. Perché l’importante non è la tecnica, è il cuore”.
TRAMA
In un ambiente unico (che poi scopriremo rappresentare due luoghi diversi) un uomo e una donna raccontano la loro storia parlando direttamente al pubblico.
L’uomo e la donna non parlano mai tra di loro, ma i loro monologhi si intrecciano e il loro racconto a volte sembra combaciare: si capisce che le loro vite scorrono parallele e stranamente incrociate, ma fino all’ultimo non sarà svelato qual’è il nodo che li unisce.
I due personaggi appartengono a due periodi storici diversi, ma stanno raccontando la stessa storia. Solo nel finale si guarderanno finalmente negli occhi e si “parleranno” per la prima volta, ballando insieme un simbolico tango.
NOTE DELL’AUTRICE
In scena, due vite scorrono parallele. I due protagonisti vivono due tempi diversi, non parlano mai tra loro, ma condividono la forza della giovinezza, l’orrore per la perdita dell’identità e la passione per il tango.
Le loro vite sono stranamente incrociate, legate indissolubilmente.
Non si conosceranno mai, ma si assomigliano. “Tango” racconta un pezzo di storia dell’umanità che qualcuno preferirebbe dimenticare.
Un articolo su un quotidiano, che parlava dei figli rubati dei desaparecidos argentini, così è nato “Tango”.
Era il 1999 e a ripensarci oggi sembra un secolo. Eppure, nonostante siano passati 17 anni, la questione dei desaparecidos e dei figli sottratti ai loro genitori resta prepotentemente attuale, come se questa storia non riguardasse soltanto la Storia di un solo Paese – l’Argentina – ma fosse una storia che ci riguarda tutti, chi c’era e chi non c’era; chi sapeva e chi no; chi vuole ricordare e chi si volta dall’altra parte.
Allora, volevo fortemente che questa storia fosse divulgata, sentivo l’esigenza fortissima di dare voce a chi non poteva più parlare. Pur non avendo una storia personale legata in alcun modo a quella argentina, pur non avendo – fino ad allora – mai parlato dell’argomento con persone coinvolte, per una di quelle incredibili “coincidenze” che, suppongo, si possono spiegare soltanto con quella forza misteriosa che ci spinge a non poter distogliere il cuore dall’essenziale, mi sono trovata a scrivere come se sapessi esattamente cosa dire. Michelangelo diceva che l’opera è già dentro al blocco di marmo, così penso che anche per me la storia fosse già lì, che mi aspettava.
Da subito, “Tango” è diventato qualcosa di più di uno spettacolo. Mi ha permesso di creare legami che durano ancora oggi. Con molti familiari delle vittime; con le Abuelas de Plaza de Mayo e la sua presidentessa Estela Carlotto, che da sempre si batte perché un crimine del genere non venga mai più commesso.
Quando “Tango” è andato in scena per la prima volta, le abuelas avevano ritrovato 81 nipoti. Alla data in cui scrivo, i nipoti ritrovati sono 119, tra cui Guido Carlotto, nipote di Estela, ritrovato il 5 agosto del 2014. Estela lo stava cercando da 36 anni. E quando l’ho saputo mi è sembrata la riapertura di un cerchio. Ho pensato che questa storia non ha finito di essere raccontata. Per questo, accolgo sempre con gratitudine la proposta di chi si impegna per portare in scena questo testo. Con, sempre presente, la consapevolezza che quando si fa qualcosa con il cuore, di sicuro arriva al cuore. Mi piacerebbe farlo arrivare al cuore di chi ancora non sa.
Francesca Zanni

